Bellinzani Paolo Benedetto

Cantate a voce sola [Soprano] da camera

(Musica vocale profana)
Bibliothèque nationale de France - Paris
Trascrizione a cura di Antonio Frigé
Introduzione di Stefano Rapetti

108 pagine

ISMN 979-0-705083-49-1

Di queste 12 cantate da camera per soprano e basso continuo, il cui manoscritto è conservato alla Bibliothèque nationale de France di Parigi, non si conoscono data e luogo di composizione; tale mancanza di informazioni è comune a non poche opere del Bellinzani, che fu autore versatile e prolifico, a dispetto del numero esiguo dei lavori pubblicati a stampa.
Della biografia dell'autore sappiamo che, nato a Mantova o forse a Ferrara intorno al 1690 e ordinato sacerdote nel 1717, operò come Maestro di Cappella presso diverse cattedrali italiane, da Udine a Pesaro, da Ferrara (dove ricoprì anche l'incarico di Censore degli Accademici Risorti; fu inoltre Accademico di Bologna ad honorem, cioè ammesso senza il noviziato) a Urbino e infine a Recanati dove morì, “paralitico destro”, nel 1757.
Nell'arco di 40 anni di attività, Bellinzani produsse, oltre ad una moltitudine di composizioni per la liturgia, 12 Sonate e la Follia a flauto solo e b.c. (a cui deve in buona parte la propria riscoperta negli ultimi decenni), 12 sonate da chiesa per due violini e b.c., numerose messe, due oratori, madrigali a 2, 3, 4, 5 voci, salmi a 2 e a 4 voci col titolo di “Stramberie alla moderna” e 12 Duetti da camera.
Le 12 cantate da camera non si discostano dal coerente panorama estetico della produzione bellinzaniana, in cui l'autore riesce, senza mai cadere nella ripetitività o nell'autocitazione, a creare una propria firma artistica ben definita, caratterizzata – per usare le sue stesse parole – da un senso di “studiata semplicità”, dove la sobrietà delle linee melodiche non teme tuttavia di arricchirsi con fioriture (di cui i contemporanei gli rimproverarono talvolta l'arditezza) e slanci drammatici, sottolineati dal sapiente uso delle dissonanze. Bellinzani stesso dichiara la propria ammirazione per Arcangelo Corelli e Benedetto Marcello, a cui si ispira mantenendo però la propria originalità. Anche in questo lavoro riconosciamo l'ideale stilistico di una simbiosi musicale tra senso e ragione, conquistata a patto che “chi voglia di questa – la musica – spiegarne il giudizio, abbia il talento disposto a restar commosso dalle sue dolci violenze”
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