Valentini Giuseppe

XII SONATE A TRE due Violini e Violoncello o Basso Continuo - Opera Quinta

(Instrumental music)
Bibliotèque nationale de France - Parigi

Trascrizione a cura di Antonio Frigé 
Introduzione di Enrico Parizzi 

99 pagine

ISMN 979-0-705102-83-3

Della prima edizione delle Villeggiature armoniche a tre op. V, pubblicata in caratteri mobili a Roma da Komarek nel 1707, non è rimasto alcun esemplare; si conservano tuttavia diverse copie delle successive edizioni francesi e olandesi, oltre a una copia manoscritta delle sonate, I II, IV, V, VI e X conservata presso l'Archivio Generale delle Scuole Pie a Roma.

Le dodici sonate portano ciascuna un titolo: I la Bellettati, II la Castro Romero, III la Darii, IV la Garzia, entrambe V e VI la Pacini, VII la Corelli, VIII la Fornari, IX la Chilarducci, X la Montanari, XI la Mellini, XII Pastorale. I titoli delle prime 11 omaggiano importanti personaggi, tra i quali riconosciamo alcuni tra i più celebri violinisti attivi a Roma: Arcangelo Corelli, Matteo Fornari, Domenico Ghilarducci, Giuseppe Mellini, Antonio Montanari. La terza sonata porta il nome di Domenico Darii, autore di uno dei sonetti contenuti nell'op. III, la quarta si riferisce a D. Giuseppe Garzia del Pino, a cui Valentini aveva dedicato le belle Idee per camera a Violino e Violone o Cembalo op. IV. Per Bellettati, Castro Romero e Pacini, l’identificazione dei personaggi è dubbia.

La silloge raccoglie tutte le caratteristiche che facevano di Valentini un compositore di successo nella Roma del primo settecento: la ricerca costante di una sintesi tra lo stile della sonata a tre romana di fine ‘600, che aveva trovato le sue vette più alte e celebrate in Lelio Colista ed Arcangelo Corelli, e uno spirito più moderno fatto di vivacità, leggerezza, ma anche arcadica semplicità, che Valentini esprime efficacemente nella cantabilità tenera e a volte sognante degli adagi e nella brillantezza degli allegri. Infatti, nonostante la raccolta comprenda 12 sonate da chiesa, si nota una marcata emancipazione dai modelli non tanto nella forma quanto nella sostanza, nello spirito che anima i movimenti: intriso di divertimento nelle soluzioni di strumentazione, di sentimentalismo nei movimenti cantabili, di puro piacere in ogni momento.

Complessivamente, si tratta senza dubbio di una delle raccolte di sonate a tre più originali e interessanti del primo settecento italiano.

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